Salendo per via Cappuccini ci
troviamo in una piccola e graziosa piazzetta, dove su un
imponente frammento delle mura di Carlo V, sorge la Chiesa di
Sant’Agata al Carcere. Essa è stata costruita su ciò che
resta del Bastione del Santo Carcere dove la santa patrona della
città fu rinchiusa durante il processo, portata dopo il
martirio, guarita dall'apostolo Pietro e dove morì il 5 febbraio
251 d.C. Si pensa che il carcere fosse interrato ed annesso a
delle costruzioni dove si presume si trovasse la residenza
rappresentativa del console Quinziano suo persecutore.
La chiesa attuale è costituita
da corpi di epoche diverse. Il prospetto risale al XVIII secolo
in quanto venne distrutta dal terremoto del 1693. La facciata,
su un originale disegno di Giovan Battista Vaccarini, è in stile
barocco siciliano mentre l'antico portale è in stile romanico,
e fu recuperato dalla cattedrale. Il portale, unico esemplare in
Sicilia dello stile Romanico Pugliese, venne realizzato in marmo
bianco con arco a tutto sesto ed è retto da sei colonnine
decorate in tre modi diversi (rispettivamente dall'esterno verso
l'interno a scacchiera, a spina di pesce e a losanghe), il cui
motivo si ripete lungo le strombature dell'arco stesso, e da due
pilastrini che fungono da stipiti su cui vi sono figure e
simbologie bibliche, animali intrecciati tra loro da un motivo
floreale. L’interno della chiesa, presenta due stili diversi, la
parte anteriore, ricostruita dopo il terremoto, è barocca con
volta a botte, mentre la parte riguardante la zona dell'abside,
è costituita dalla costruzione cinquecentesca con tetto a
crociera poggiate sulle colonne con capitelli in stile corinzio.
La pala, dipinto su base
lignea, dell'altare maggiore, rappresenta il Martirio di Sant'Agata
eseguito da Bernardino Niger. Vicino all'altare del Crocefisso.,
in una teca sono conservati due lastroni di pietra lavica, su
uno dei quali sono impresse le impronte di due piccoli piedi,
che la tradizione vuole lasciati miracolosamente da S. Agata
sulla soglia della prigione, il 31 gennaio del 251 d.C. Accanto
ad esso si apre un angusto passaggio che conduce in un locale di
epoca romana, attiguo alla chiesa, si tratta di un vano
rettangolare (5,90m x 3,65m) dalle spesse mura (2 m ca.),
considerato il carcere della Santa da cui proviene la
denominazione della chiesa. All’interno della chiesa vi è
conservata anche la cassa in cui erano contenute le reliquie di
Sant'Agata riportate a Catania, da Costantinopoli, dai soldati
Gisliberto e Goselmo nel 1126, dopo un'assenza di oltre 86 anni.
Il Santo Carcere fu ampliato fino ad incastrare le mura
cinquecentesche che corrono in quel punto e in cui fu aperta una
finestrella alla quale esternamente è stata collocata una lapide
che ricorda Sant' Agata e l'apostolo Pietro che la guarì ed
invita il passante a sostare per onorare il luogo santo. Al di
sopra della finestra troviamo un bassorilievo a mezze figure
raffigurante i due personaggi.
Questi luoghi in occasione dei
festeggiamenti della Santa, patrona della città, dal 3 al 5
febbraio prendono vita e si riempiono di catanesi, la salita dei
Cappuccini si ammanta di bianco per il colore delle vesti dei
devoti e il carcere è quasi inaccessibile per la moltitudine di
gente che va a visitare questi luoghi.