Il Museo belliniano,
inaugurato il 5 maggio 1930, ha sede proprio nella casa natale
di Vincenzo Bellini,
gli anni
che il musicista passò nella casa furono circa sedici. L'appartamento fa
parte dell'austero palazzo della nobile famiglia Gravina Cruyllas,
costruzione fortemente danneggiata durante il violentissimo
terremoto dell'11 gennaio 1693. Esso ancora oggi mantiene la sua
magnificenza e bellezza artistica sia nel prospetto esterno sia nel
cortile, dove troviamo una pregevole loggia che richiama lo stile
del famoso architetto Giovanni Battista Vaccarini.
I coniugi Bellini, Don Rosario e la moglie Agata Ferlito, vi
abitarono fin dal giorno del loro matrimonio avvenuto il 17 gennaio
1801, e sino a quando la famiglia, divenuta numerosa ben sette
figli, dovette lasciare l'appartamento.
Nell'ottocento, quando i catanesi erano impegnati a risolvere il
problema della traslazione delle spoglie del grande maestro
morto a Parigi, nonostante il forte desiderio, fu sospesa per un pò,
la volontà di acquistare la casa in cui l'amato musicista era
nato. Dapprima fu apposta una lapide
sull'esterno dell'abitazione eseguita dallo scultore catanese
Carmelo De Stefani nel 1871, il poeta Mario Rapisardi suggerì
l'epigrafe. Successivamente quando si fece più urgente il
bisogno di acquistare la casa per farla diventare Monumento Nazionale, il comune
di Catania non aveva i fondi per farlo.
Solo verso il 1922, durante il regime fascista, venne
istituito il Comitato per il riscatto della Casa Natale di Vincenzo
Bellini. Nel 1923 Il Circolo Artistico Catanese iniziò la
pubblicazione della rivista "Siciliana", in cui si incitavano i
Siciliani a dare il loro contributo per sostenere l'iniziativa; un articolo analogo apparve anche su un altro giornale,
"La Tribuna" di Roma, per aprire una sottoscrizione nazionale. La
raccolta di denaro fu completata con successo nel 1924, la somma
necessaria per l'acquisto fu superata ampiamente. Lo
stesso re d'Italia, Vittorio Emanuele III, versò una quota per
l'acquisto e successivamente inaugurò l'apertura del museo il 5
Maggio 1930.
Il
museo, che occupa tre grandi stanze e due piccoli vani, é disposto
in modo tale da "accompagnare" l'evolversi della vita e della
carriera del grande compositore. Esso contiene dipinti, stampe, documenti, cimeli,
busti, manoscritti autografi, un clavicembalo, una spinetta e due
pianoforti. Una raccolta iconografica illustra i vari periodi della
vita di Bellini nei diversi luoghi dove si svolse la sua carriera:
da Catania a Napoli, da Milano a Palermo, da Londra a Parigi.
La visita
degli ambienti è possibile solo se si è guidati, questo perché
la disposizione degli oggetti e dei manoscritti non è di facile
decifrazione. Nella prima sala, denominata
"Sala A", si trovano alcune stampe raffiguranti Catania
nel periodo in
cui Bellini nasceva, e le varie delibere adottate dal governo della
città a favore dello stesso musicista; dalla borsa di studio di 36 onze annuali che gli permise di studiare a Napoli, fino alla
costruzione di un monumento dedicato al musicista. Nella sala
successiva, la "Sala B", dove si trova l'alcova dove nacque il
Bellini, viene esposto un clavicembalo di proprietà di un cugino
dell'artista, utilizzato da Bellini nel 1832 per eseguirvi la
"Norma", la sala contiene, tra altri cimeli, anche una bella raccolta di
immagini del Maestro e un piccolo busto realizzato pochi mesi prima
della morte del musicista, da Jean Pierre Dantan. Un'ampia vetrina
centrale ospita numerosi oggetti di proprietà dell'artista, come 2
preziosi orologi, alcune piccole posate, due calamai, fazzoletti,
spille d'oro, due belle miniature della celebre cantante Maria
Malibran, interprete prediletta del compositore. Alcune bacheche
murali raccolgono una vasta documentazione originale sul decesso di
Bellini a Puteaux, in Francia: stampa e fotografia della villa della
famiglia Levys, dove il compositore morì. Nella stessa vetrina è
custodita la nota lettera autografa di Rossini che annunciava la
scomparsa del musicista, l'atto di morte, il referto medico
dell'autopsia e una copia della pagina del registro civile di
Puteaux con l'annotazione del decesso. La "Sala C", che si pensa
fosse in origine la camera da letto, ospita una raccolta
iconografica di vari periodi della vita di Bellini nei diversi
luoghi dove si svolse la sua carriera. Di un certo interesse i 2
strumenti esposti: una spinetta utilizzata dal nonno Vincenzo Tobia,
e un pianoforte verticale inglese adoperato dal fratello di Bellini.
La "Sala D" è di particolare interesse, in quanto vi sono raccolti
numerosi manoscritti musicali autografi: composizioni degli anni
giovanili dal 1811 al 1819, lavori realizzati nel periodo di studi
napoletano. Notevole è anche il pianoforte a tavolino. Nell'ultimo
locale, la "Sala E", un tempo probabilmente la cucina
dell'abitazione, sono esposti oggetti legati allo spostamento della
salma di Bellini, avvenuta nel 1876, dalla Francia a Catania. Si
tratta della bara, una maschera mortuaria del Dantan, fotografie e
riproduzioni della cerimonia. Altri cimeli sono stati acquisiti al
museo nel corso degli anni, come un fortepiano appartenuto al
musicista, una lettera di Giulietta Pasta, una di Giuditta Turina, con cui il compositore allacciò una tormentata relazione amorosa e
una di Giovanni Pacini, oltre ad una partitura della "Sonnambula".
Una
piccola biblioteca musicale, annessa al museo, contiene
materiale utile per ricerche e studi specifici su Vincenzo
Bellini.